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Per questa chiesa, porta sulla sommità dell'omonimo colle, si potrebbe ipotizzare un'origine di chiesa esaugurale longobarda, ma è un'ipotesi non dimostrata. E' menzionata per la prima volta in una investitura vescovile del 1288, quando recava solo il titolo di S.Giorgio. Più volte rimaneggiata, vide un radicale restauro nel 1739, e nell'occasione assunse anche il titolo di S.Valentino, invocato per la guarigione dalle febbri. Fu ridotta alle forme attuali a metà del secolo scorso e per molto tempo et custodita da un laico che dimorava presso la chiesa stessa. Nei primi anni di questo secolo la chiesa e lo spazio antistante svolsero le funzioni di "Lazzaretto" per gli ammalati di febbre spagnola: si conserva ancora, a lato dell'edificio sacro, un autoclave per la sterilizzazione degli indumenti. ![]() In cima al colle a settentrione della borgata Villa vi e l'oratorio di S.Stefano che e ora di proprieta privata del Sig. Vittorio ed Mori di Vicenza. Esisteva nel 1308 ed e citato in una copia di investitura che il Vescovo Altogrado fa agli uomini di Castelgomberto della decima e diritti feudali. Il Paese Macca seguendo il P.Barbarini, nota che questo oratorio fu applicato con altri priorati alla fabbrica del duomo nel 1385. Attorno alla chiesetta furono trovate nel 1898 urne sepolcrali e ossa umane varie; segno evidente che esisteva un cimitero, dove il priore e gli altri religiosi venivano seppelliti. Ma non si conosce la storia di tale priorato. Nel 1580 in una visita pastorale il Vescovo e detto: "Visito la chiesa campestre di S.Stefano posta alla sommita del monte del territorio di Castelgomberto, che e della massima devozione e ha un unico altare di marmo. Ordino che venisse fatta la balaustra e cambiata la porta piccola, lungi dall'altare e porta in faccia ad essa e si tenesse chiusa, che vi fossero le prescritte tovaglie e che non si potesse celebrare fino a che non venisse riparata ed eseguiti gli ordini." Questo oratorio ha due campane fondate nel 1898, quando si fece un restauro integrale della chiesa e del campanile, fatte dalla ditta L.Calvini di Verona. In quell'epoca et rifatta l'intesa facciata come si trova attualmente con il rosone frontale; al di sopra del cornicione fu posta una statuetta di S.Antonio di Padova. Prima del restauro, la facciata presentava due finestre piccole ai lati della porta all'altezza di 1,60 metri dal suolo,con inferriate,quasi quadrate. L'intera chiesa fu innalzata di circa 50cm. Il pavimento era rustico con i mattoni rettangolari, e fu rifatto con mattoni esagonali. Nel paliotto della mensa si vede un mosaico rappresentante la Madonna col Bambino; tanto la Madre che il Bambino tengono in mano un rosario in atto di consegnarlo ad altri. L'altare e di buona fattura Stile '700. ![]() La lapide posta sopra la porta d'ingresso e quella collocata sopra l9'ingresso laterale ricordano l'anno di erezione(1670) e i committenti: don Giambattista Schiavo e suo fratello Giovanni Francesco. Alla ispezione del luogo, su cui doveva sorgere l'oratorio, fu incaricato don Fabian Fabri, parroco di Cornedo, il quale riferi alla Curia che non credeva opportuno, data la non grande distanza dalla parrocchiale, erigere un oratorio. Nonostante l'esito sfavorevole dell'ispezione, i fratelli Schiavo iniziarono la costruzione, poiche a loro ricorso avevano ottenuto la licenza chiesta. Il collaudo e la benedizione si fecero nel 1678 dallo stesso Don F.Fabri. I fratelli, morendo, ordinarono che fossero celebrate 48 Messe all'anno con offerte fissate di 70lire. E' a due navate e in origine il titolo principale era quello di S.Antonio da Padova, cui era dedicato l'altare maggiore. L'altare della navata secondaria era dedicato a S.Gaetano Thiene che, con il tempo, divenne titolare della chiesetta. Intorno alla meta del secolo scorso fu aggiunto il pregevole atrio quadrato con colonne, aperto su due lati. Subi un radicale restauro nel 1932 ed un altro provvidenziale restauro fu in atto ad opera degli abitanti di Monteschiavi. ![]() Allo stato attuale delle conoscenze storiche S.Fermo è la chiesa della Valle dell'Agno che possiede la più antica documentazione scritta: in una pergamena del 1191 appare come centro di una comunità di penitenti laici. Era proprietà del monastero veronese di S.Maria in Organo, e tale rimarrà fino alla soppressione napoleonica dei primi anni del XIX secolo. Dedicata fin delle origini ai Ss. Fermo e Rustico, vide nascere con il tempo e svilupparsi anche i culti a S.Bovo ed alla Madonna. Il piccolo edificio medievale mutò radicalmente aspetto agli inizi del '700, quando venne ingrandita e ristrutturata. Al suo interno sono conservate due tele: di particolare pregio è quella che abbellisce l'altar maggiore e che rappresenta i santi Lorenzo, Cristoforo e Bovo. La chiesa e le tele sono state restaurate nel 1992, grazie agli abitanti della contrada ed al locale gruppo Alpini. ![]() E' l'unico edificio sacro di Castelgomberto di cui si conosce con precisione la "data di nascita". Bellancio da Castelgomberto infatti, esponente di spicco della nobiltà rurale locale, decise nel febbraio 1296 di esigere una chiesa nelle sue proprietà. Il titolo da lui scelto -S.Maria Maddalena, la donna che, conosciuto Cristo si pentì dei suoi peccati - potrebbe senza dubbio aver risposto alle particolari motivazioni del pio committente. Accanto ad essa sorse un piccolo monastero che ebbe mezzo secolo di vita. Con il poderoso passaggio di proprietà dai Da Castelgomberto ai Piovene(primi decenni del '400) S.Maria Maddalena divenne la cappella di famiglia Piovene. Il vecchio edificio sacro cadde in rovina probabilmente nel secolo XVI ed i Piovene decisero di intervenire. Non venne restaurata la chiesa originaria, ma poco lontano eressero una nuova chiesa, attigua alla villa padronale: fu terminata nel 1614, come ricorda la lapide sulla facciata. Divenne in seguito proprietà dei Da Porto e poi dei Da Schio: come tale fu sempre dotata di beni e arredi. Sul finire del Sec. XVIII l'oratorio di S.Maria Maddalena diede il nome alla fiera tradizionale di Castelgomberto, che ha luogo il 22 luglio: fu istituita dai Piovene nel 1798 e sostituì la più antica fiera di S.Fermo che si tiene il 9 agosto. ![]() E' dedicato all'apparizione della Madonna di M.Berico e la festa che cade il 25 agosto. Nel 1731 i signori Muzzi Pietro, Clemente, Gaetano, Francesco e la madre chiedono all'Ordinario diocesano la licenza di esigere un oratorio in cui si possa celebrare anche nei giorni festivi senza pregiudizio della chiesa parrocchiale.La motivazione era che la famiglia Muzzi era molto numerosa e nello stesso tempo lontana dalla chiesa parrocchiale. I sigg. Muzzi si impegnavano a provvedere l'oratorio del necessario e di mantenere l'edificio in condizioni decorose. Chiedono che sia dedicato alla Beata Vergine di Monte Berico sotto l'invocazione di S.Francesco di Paola, S.Gaetano, S.Antonio di Padova. Il 26 giugno 1732 la Curia delega l'abate Bertazzi a benedire la prima pietra e in breve tempo, il 3 settembre 1732, viene benedetto l'oratorio con grande edificazione di tutti, che conoscevano la devozione e la religiosità della famiglia Muzzi. La solenne benedizione fu fatta il 7 settembre 1737: fu grande il concorso del popolo e Bertazzi si commosse per il bene che vedeva. L'oratorio ha la forma di ellisse; misura 4,2 x 5,3 metri. Ha un discreto corredo, la cui gran parte et acquistata dal sacerdote Don Vigilio Fortuna. L'altare ha la statua della Madonna di M.Berico simile a quella che si venerava alla basilica del monte prima del 1900, ma il paleotto e le colonne dell'altare sono in cemento. La Via Crucis è canonicamente fretta il 16 giugno 1889, rilasciata dal R.P.Francesco Marcante. In Sacrestia si trova una pala rappresentante la Madonna di M.Berico e i tre santi, è la pala che decorava l'altare prima che forse innalzato quel lavoro in cemento. Il busto di un uomo sopra una mensola in Sacrestia figura una persona di casa Muzzi. ![]() Intorno al 1820, Brunetto Bortolo, abitante della contrada dei Grumi, fece costruire un sacello in onore di S.Antonio di Padova.Questo fu posto sul ciglio della strada(a sinistra di chi va alla contrada) con la facciata rivolta alla strada. Quando nel 1880 circa fu costruita la strada comunale che dalla Bocca conduce ai Grumi, il sacello, ingombrante la viabilità, fu trasportato pochi metri più lontano, vicino alla straducola che va alle famiglie Meneguzzo. Nel 1931 la contrada intesa dei Grumi per ricordare il settimo centenario della morte di S.Antonio costruì l'oratorio su terreno donato da Meneguzzo Giovanni. Misura 6,25 x 4,25 metri, senza contare il coro e l'abside. Il cav. Sandri donò gradini e altare. La fabbrica della chiesa fu iniziata irregolarmente, senza autorizzazione della Curia diocesana.. L'architetto fu Lino Gasparella, esecutore Riccardo Gasparella; prestarono opera gratuita gli abitanti della contrada. In breve tempo l'oratorio fu coperto e completato e la vecchia statua di S.Antonio fu murata in Sacrestia e vi si legge BB. FF.: Brunetto Bortoli fece fare. Il dipinto del soffitto è di Marcello Dalla Vecchia di Schio, e rappresenta il Santo che parla ai pesci. La benedizione fu fatta il 6 novembre 1931 dall'arciprete D.P.Meda e fu dedicato a Maria Ss.Addolorata e a S.Antonio di Padova. All'oratorio si celebra la messa quando la pietà dei fedeli lo richiede, coi parametri della chiesa parrocchiale. La solennità del titolare viene festeggiata il 15 di settembre: i dolori di Maria Vergine. ![]() Un'altra chiesa vi era anticamente in Castelgomberto, dedicata a tutti i santi, di cui si trova scritto in alcuni documenti del 1411-30 ottobre e nel testamento del 1489 di Pietro Molinaro. Si può congettuare che tale oratorio fosse costruito dal Monastero di Ognissanti di Valdagno, che possedeva beni feudali con i signori di Castelgomberto. Di questo oratorio non si ha alcuna notizia delle visite pastorali dal 1500 a noi. ![]() |
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