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    RASSEGNA CINEMATOGRAFICA 2009
    Cinema Lux - Castelgomberto

    PROIEZIONI ALLE ORE 16:00

    TESSERA ADULTI:
    SOCIO 15 Euro - NON SOCIO 18 Euro
    TESSERA RAGAZZI
    SOCIO 8 Euro - NON SOCIO 10 Euro
    COSTO SINGOLA PROIEZIONE
    ADULTI: SOCIO 3 Euro - NON SOCIO 5 Euro
    RAGAZZI: dai 3 ai 14 anni 3 Euro 5 Euro

    PREVENDITA PRESSO EDICOLA ERMO


Domenica 18 Gennaio 2009
"HIGH SCHOOL MUSICAL 3"
Il fenomeno Disney High School Musical conquista il grande schermo con HIGH SCHOOL MUSICAL 3: SENIOR YEAR. Nel film i diplomandi Troy (ZAC EFRON) e Gabriella (VANESSA HUDGENS) affrontano la prospettiva della separazione, dovendo proseguire gli studi in college diversi. Affiancati dagli altri membri dei Wildcats, mettono in scena un elaborato musical di primavera, che riflette le loro esperienze, aspettative e paure per il futuro. Con straordinari brani musicali inediti ed emozionanti numeri di ballo il film e' stato ideato per rendere al meglio sul grande schermo, in questa fantasmagoria cinematografica il gruppo di talenti della East High ci offrono uno spettacolo straordinario ed elettrizzante.

Domenica 25 Gennaio 2009
"TWILIGHT"
Quando sua madre si accompagna con un altro uomo, Bella decide di andare a vivere con il padre, nella piovosa cittadina di Forks. Non prevede che la sua vita possa subire dei grandi cambiamenti, prevede al massimo di adattarsi. Ma nel nuovo liceo incontra Edward Cullen, un ragazzo schivo, diverso da ogni altro. Edward ha 17 anni come lei, solo che ce li ha dal 1918. e' un vampiro, che pero' ha scelto, insieme con la sua famiglia, di non bere sangue umano ma solo animale. Bella e Edward si innamorano perdutamente, ma l'odore di lei scatena la sete di James, un vampiro nemico e niente affatto vegetariano. La regista di Thirteen Catherine Hardwicke e la sua squadra portano sullo schermo il primo dei best-sellers di Stephenie Meyer dedicati ad un mito imperituro per definizione. Dopo che Coppola l'aveva condotto in citta', rendendolo ad un tratto moderno, Twilight riporta il vampiro nella natura, nei meravigliosi panorami dell'Olympic Rain Forest, ricollocando il desiderio primordiale in una sorta di giardino edenico in cui c'e' gia' la colpa ma non c'e' ancora il peccato. Edward e Bella hanno diciassette anni e non potrebbero avere un'altra eta'. Sono sulla soglia -simbolica- della maturita', sul confine tra il mondo della fantasia e quello della realta'. ''Non puo' essere vero”, dice lei. ''Nel mio mondo lo e''', risponde lui. Adolescente solitaria, Bella vive gia' di suo in un mondo a parte, in cui probabilmente sogna quello che non ha: una famiglia allargata ed unita come i Cullen, per esempio, che ''sembravano usciti da un film'', dice il romanzo; un amore a cui aggrapparsi (letteralmente); un innamorato che abbia il coraggio di mostrarsi per quel che e', ovvero un essere goffo e coraggioso, e che sappia trattenersi (sessualmente) al di qua della soglia. Film di ragazzi per i ragazzi, Twilight ha i dialoghi sciocchini del primo amore, ma anche la sua inquietudine e la sua tenerezza. Tutto cio' che e' orrorifico resta fuori scena, perché e' con gli occhi dell'innamorata che Bella guarda il mostro e, al suo posto, vede un viso iridescente, da star del glam rock, un essere di luce ben piu' angelico che demoniaco. Sulle note dei Muse, Robert Pattinson appare a questo punto l'interprete ideale per Edward, gotico e imberbe; un corpo che non ha piu' nulla della bestia se non la Bella: Kristen Stewart, protagonista assoluta. Totalmente laicizzato e americanizzato (il baseball in salsa quidditch, il ballo di fine anno), il vampiro e' ridotto al suo nucleo ultimo di incarnazione del desiderio esasperato dal veto; la dicotomia luce-ombra sostituita da un grigiore umido e indistinto, in linea con la malinconia dei protagonisti e la loro eta' di passaggio; l'espressionismo ricacciato al museo del cinema, per far posto al trionfo del romanticismo.

Domenica 1 Febbraio 2009
"BOLT
un eroe a quattro zampe"
Bolt e' il cane-attore perfetto, per lui non esiste differenza tra set e vita, tra realta' e finzione, Bolt e' davvero convinto di essere un supercane frutto di un esperimento scientifico come il personaggio che interpreta.La sua missione nella serie tv, e quindi nella vita, e' molto simile a quella di qualsiasi cane: difendere il padrone, che nel caso specifico e' una bambina. Dopo averlo fatto in molteplici ciak pero' il caso portera' Bolt fuori dalla campana di vetro dei grandi studios, nel mondo reale dove i suoi cinematografici superpoteri non funzionano, alla disperata ricerca della padrona. Sballottato dall'altra parte degli Stati Uniti dovra' compiere un prodigioso (nonché istruttivo) ritorno a casa come gia' un'altra star canina del cinema fece decenni prima. Dopo Chicken Little la Disney torna a fare un cartone in computer grafica seguendo il percorso (tecnico) segnato da Pixar e Dreamworks ma mantenendosi sui binari (di contenuto) che storicamente gli appartengono. Cosi' Bolt e' un film della Disney nel senso piu' classico, un cartone in CG che rinnega tutta l'innovativita' portata nell'animazione e rifiuta un contenuto che sia in grado di soddisfare anche un pubblico piu' adulto grazie a piu' livelli di lettura come quello della Pixar o grazie ad un umorismo irriverente e demenziale come quello della Dreamworks. La differenza si sente in un film che semplifica tutto, specialmente i personaggi. Come recitano le regole d'oro della Disney gli animali antropomorfizzati hanno un carattere che deriva dall'impressione che abbiamo dell'atteggiamento della loro specie o razza e non una personalita' propria, sono davvero stereotipi e mai personaggi veri. Se si trattasse di esseri umani si griderebbe al razzismo. Quello di Bolt quindi e' davvero il buon vecchio mondo Disney, quello davanti al quale i bambini ridono solleticati nella maniera piu' immediata e gli adulti che li accompagnano sorridono lieti dei simpatici e rassicuranti contenuti acquietati che i loro pargoli ricevono. C'e' una canzone (cantata in italiano nell'edizione italiana) c'e' una parabola morale molto semplice e usurata e dinamiche affettive che piu' basilari ed empatiche non si puo' (l'amore tra padrone e cane). Ci si chiede tuttavia quanto il piccolo mondo antico Disney, che ha saputo squassare il cinema fino agli anni '70 e che si e' stancamente ripetuto con risultati altalenanti di li' in poi, possa oggi soddisfare i ''nativi-Pixar'', cioe' quei bambini cresciuti con prodotti animati che li hanno trattati e continuano a trattarli con piu' rispetto.

Domenica 8 Febbraio 2009
"MADAGASCAR 2"
Ritroviamo Alex il leone, Marty la zebra, Gloria l'ippopotamo e Melman la giraffa alla deriva nelle remote spiagge del Madagascar, pronti ad imbarcarsi sull'aereo riparato dalla squadra di terribili pinguini per tornare a Central Park. Un atterraggio di fortuna, pero', ben prima di arrivare nei cieli americani, li catapulta nel bel mezzo di una pianura africana, ai piedi del Kilimangiaro. Tutto appare come la realizzazione di un sogno: Alex ritrova la famiglia, Marty il branco che ha sempre desiderato, Gloria le attenzioni del prestante Moto Moto e Melman l'opportunita' di mostrare un po' di eroismo. L'Africa e' dunque meglio di New York City? Di certo non e' meno avventurosa. Nuovamente pesci fuor d'acqua, per opera dei registi Eric Darnell e Tom McGrath, cui si aggiunge in sede di scrittura Etan Cohen (Tropic Thunder), i quattro dello zoo di Manhattan si ritrovano a fare i conti con un secondo e ben piu' pregnante rovello identitario: scoprire di non essere soli al mondo ma, al contrario, parte di una comunita' di esseri identici o di una famiglia con un carico impegnativo di aspettative puo' esser causa di una crisi che non si risolve semplicemente con un balletto sul cubo. Mentre la vicenda di Alex, del padre Zuba e dell'usurpatore Makunga scorre sul binario principale, talvolta passando per i solchi tracciati dal Re Leone, gli sceneggiatori possono sbizzarrirsi con quanto di meglio hanno per le mani: la giraffa ipocondriaca, i pinguini meschini e militarizzati (uno schianto) e re Julien, uno dei personaggi piu' assurdi e divertenti che la Dreamworks abbia mai animato (interpretato non a caso, nella versione originale, da Sacha Baron Cohen). A margine di una linea primaria in cui la vena emotiva si fa decisamente piu' pulsante rispetto al primo capitolo, le linee narrative secondarie scherzano intelligentemente con l'ambientazione -con i turisti dei safari, la medicina naturale, l'immaginario legato ai sacrifici propiziatori- e meno con i modelli cinematografici. Mentre gli animali vanno alla ricerca delle loro radici e i paesaggi vanno oltre la bellezza del tratto e scivolano nella poesia, la musica black fa da fil rouge, tanto che si potrebbe dire –per rubare una battuta ad Alex the king- che il primo Madagascar era un film bianco con le strisce nere mentre questo secondo e'… un film nero con le strisce bianche.








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